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Castel di Ieri

Castel di Ieri fu probabilmente un pagus dei Peligni Superequani come dimostrano i diversi reperti e resti di edifici venuti alla luce nella contrada S. Pio, i muri diruti nella Contrada Casarino, le tracce di acquedotti nella Contrade Frascate e Alvanito, i resti di un edificio pubblico e due frammenti di mattone con bolla nella zona Cese Piane, muri e pavimenti in calcestruzzo nella località S. Nicola, un blocco di calcare irregolare con un'iscrizione proto-sabellica e un pavimento mosaicato in contrada S. Rocco, una costruzione a due cinte in grandi blocchi poligonali (un centro fortificato) con frammenti di tegoloni e doli e frammenti ceramici menzionati dal De Nino come bucchero italico sulle vette chiamate Rave Fracide, Ara della Serra, Rava del Barile e del Piede Mozzo.

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A ciò si devono aggiungere alcune incisioni rupestri rilevate dal De Nino in contrada Costa. Nel 1987 in località Piedi Franci è stato riportato alla luce un tempio romano di età repubblicana a quattro facciate con magnifica scalinata, parte del pronao, alcune basi di colonne, molti elementi dell'alto podio sagomato alla maniera sannitica e l'arca di alcune celle con mosaici e iscrizione. Recentemente un ulteriore scavo adiacente al primo ha evidenziato un altro tempio attribuibile verosimilmente al IV-III sec. A.C. Nel 970, come si evince dal Chronicon Casauriense, l'aristocratico Lupo de Ildegeri, Acto, uno dei suoi quattro della Serra, Rava del Barile, Rava del Piede Mozzo figli e Alberto, uno dei suoi tre nipoti Luponi vissero nella Valle Superequana col titolo di iudex et notarius valventis.
Nel 1112 nella bolla di Pasquale II è menzionata la chiesa di S. Pio in Castello Ildegeri.

Nel 1150 la terra su assoggettata dai Normanni. Nel 1183 nella bolla di Lucio III, sono menzionate le seguenti chiese: S. Maria, S. Salvatore. S. Barbato, S. Panfilo, S. Gregorio, S. Massimo, S. Giusta, S. Silvestro e S. Maria in Pietra Bona. Nel 1273 Castel di Ieri è aggregato all'Abruzzo Ulteriore. Nel 1316 nella nuova tassazione, per ordine del re Roberto si legge tassato Riccardo di Castel d'Ilderio per la sesta parte di Castello d'Ilderio.

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Nel 1439 troviamo il celebre condottiero Giovanni Simonetto di Castel di Ieri al servizio di Eugenio IV con 600 cavalli. Nella guerra tra Ferdinando d'Aragona e il duca Giovanni d'Anjou andò di soccorso del primo con una forte schiera di cavalieri e morì combattendo nella battaglia di Sarno. Nel 1463 Castel di Ieri è fendo dei Piccolomini. Nel 1484, in quanto appartenente alla Contea di Celano, continua a far parte dei beni del Principe Antonio D'Aragona Piccolomini. Nel 1496 la città dell'Aquila tenta invano di liberare il castello dal giogo feudale e di aggregarlo al libero contado aquilano.

Nel 1505, scomparso Antonio Piccolomini, subentra nei suoi possessi feudali Costanza d'Aragona Piccolomini, duchessa d'Amalfi. Nel 1527 Castel di Ieri ai tempi di Carlo V è segnato nel contado di Celano come terra di 144 fuochi. Nel 1555 viene edificata la Chiesa di Santa Maria Assunta.

Nel 1633 è signore di Castel di Ieri il Principe di Gallicano, Pompeo Colonna. Nel 1656 è feudatario del luogo il capitano Domenico Antonio de Santis. Nel 1661 Castel di Ieri passa dal Principe di Gallicano a tenimento regio. Nel 1662 Maffeo Barberini, Principe di Palestrina, compra da re Filippo III il feudo di Tornimparte che comprende tra gli altri il paese di Castel di Ieri, già devoluto alla Regia Corte in seguito a disobbedienza, e poi, alla morte del suo possessore, a Pompeo Colonna.